RosellaQUINTINI

CRITICA E RECENSIONI

Cercando gli accordi
Riccardo Melotti
Possono essere lagune o scampoli celesti,
passaggi d’archi, campi, giardine, stanze, cortili,
comunque luoghi di presenze, questi lembi
della ragione e dell’emozione che Rosella Quintini
dimorando col pensiero, dipinge.
Orizzonti a confronto, volti e sguardi,
labbri del contatto ritrovati, nella mappa del conforto,
quando la solitudine è fiato di un lieve respiro,
quando lo spazio ha sentieri per l’esploro.
Rosella Quintini cerca l’accordo, trovandolo,
sommando tatuaggio su tatuaggio
nella sua pergamena del contatto.
Sono tessere che si muovono, sollevano, avanzano,
compongono.
Dallo spartito del colore, nasce l’incontro.
Periodo cruciale
Eraldo Di Vita
Rosella Quintini sta attraversando un periodo cruciale della sua avventura artistica e culturale. I suoi graduali passaggi dalla figurazione surreale all'astrattismo e all'informale non sono avvenuti a caso. Dopo quarant'anni di professione la Quintini è giunta naturalmente a questa dimensione "narrativa e romantica". E' sufficiente leggere i titoli delle sue ultime opere per rendersi conto della sua maturità artistica: "Il tempo che incalza", "Futuribile", Incontro ad oriente", "La macchina del tempo", "Sogni dimenticati" ci dimostrano che l'arte si può ripetere all'infinito, ma mai due volte alla stessa maniera. L'atto artistico, per la Quintini, è diventato ancora più struggente, più inquietante, più pregno di attese, di viaggi nel passato e nel futuro, sì da diventare una pittura musicale; una musica che scaturisce dai profondi vortici dell'anima.
Impulsività gestuale
Emidio Di Carlo
Come tutti gli artisti di grande serietà professionale e sensibilità creativa, Rosella Quintini ha fatto esperienze nell’ambito dei vari linguaggi che hanno segnato il secolo ventesimo.
Dall’iniziale matrice figurativa è, quindi passata al mondo cubista, poi in quello espressionista, surrealista e, via via, verso l’astrazione giunta fino al dissolvimento delle forme propriamente figurative.
Davvero una bella avventura senza dubbio fruttuosa, che ha consentito all’artista di spaziare liberamente in campi aperti, con impulsività gestuale. Un modo di dipingere e disegnare, quindi, vicino (per tecnica), ma allo stesso tempo lontano, dalla ragione del dripping informale del grande Pollock.
Nella Quintini persiste il piacere del fare e lo stupore di fronte ad accadimenti segnico - formali capaci di rivelare una figurazione vibrante di assonanze e dissonanze musicali.
ARTEOGGI 1995, pag. 42 e 224
Licinio Boarini
Nell’ambito di geometrismi collegati alla sua vivida e ferace fantasia, Rosella Quintini esplode in un vibrante e alertato ambito figurativo teso a privilegiare quei valori che alitano nello slargo dei sentimenti, delle passioni e pur anco delle ansie represse; lungo i tramiti di settorazioni angolate e sinuose, per vie eleganti e musive allo stesso tempo, nell’assiemarsi segnico di spazialità coordinate e calibrate in ben giocate simmetrie, la pittrice imposta una sua passionale ricerca che si fa vieppiù percettibile in forza di un accurato dosaggio del colore magistralmente impegnato.
Al di là del segno che si esprime sempre con una sua singolare fluidità, sono appunto le aggregazioni cromatiche a dare una forza e una espressione a quei valori di base che sottendono tutta la vicenda di un racconto variegato e passionale.
Indubbiamente è tutto un condensarsi polifonico narrato sul filo di una alertata e vivida scansione esecutiva col sigillo di una preziosa offerta di immagine.
PRAXIS Artistica – Periodico d’arte cultura attualità anno 17°, 1992
Paolo Zauli
Ho visto per la prima volta le sue opere nel 1990 sfogliando attentamente "TRA SPAZIO E TEMPO Antologia di Artisti e poeti marchigiani".
Mi ha colpito il suo dipinto "LA SENTINELLA" diverso da tutti quelli illustrati dal testo, per tre motivi. Primo, perchè originalissimo, tanto da avere immediatamente la sensazione che si trattasse di un bassorilievo policromo. Secondo, perché mi ha ricordato subito Adolfo Wildt, e per ultimo, perché ho rivissuto una profonda sensazione neogotica serpeggiante in tutto l’insieme.
Come in Wildt, ho letto un certo sapore liberty che riecheggia le ascensionalità e le purezze del gotico nordico. In seguito sfogliando un altro catalogo, ho visto che l’opera sua è confluita in complessi simbolismi di derivazione letteraria e impreziositi da superfici pittoriche fortemente plastiche che si richiamano alla tradizione novecentista soprattutto all’oltr’Alpe, pervasa da un profondo legame all’espressionismo. Infatti la tragicità e la drammaticità di certi atteggiamenti richiamano "il grido" di EDVARD MUNCH. In lei però permane un forte senso simbolista e il colore ricorda,imprigionato come da linee conseguenziali a movimenti ondulati e continui, l’art nouveau, in quanto si stende irreale, allusivo di una condizione esistenziale a volte di desolata malinconia. Direi che la propensione a frantumare le immagini come in "Il grido da Pechino" o in "Verso l’ampio orizzonte" porta il suo simbolismo ai limiti dell’astrazione, non dell’informale.
Il colore gioca una funzione primaria e fa lievitara in funzione di sublimazione il concetto intellettuale ispiratore. A Rosella Quintini questa senza meno è una delle strade che suggerisco. Penso che per lei sia la più congeniale, quella certamente che le dà più spazio e che la pone in un contesto mitteleuropeo, fuori dalla visuale paesaggistica un po’ casalinga e quotidiana che purtroppo è tipica di gran parte della nostra pittura regionale.
L'Arte di Rosella Quintini (in endecasillabi)
Carlo Manfrini -poeta, scrittore, critico d'arte
Tra tagli e velature misteriose,
intersecate da sinuosi tratti,
un pennello si tinge di Poesia
per dipingere un mondo fascinoso
fatto di tante vive sensazioni,
di sommessi sospiri e di speranze
vissuti in ansie e tremiti d’angoscia.

Elegante la mano dell’Artista
t’introduce nel gorgo della vita,
dove intravedi lacrime di sangue
in tormentati prati di dolore
ma sempre ti ritrovi all’orizzonte
un’azzurra speranza del domani.

La vita allora ti diventa fiaba,
piena di tanti sogni e di chimere,
tra delicati palpiti d’amore
in giardini di rose e gelsomini,
della natura prodigioso incanto.

Tutto questo nell’arte di Rosella,
dove i colori morbidi e pastosi
ti danno l’impressione della gioia
che puoi trovare ancora nella vita…
Catalogo
Carlo Agostinelli
… La Quintini esprime il mondo nascosto, attingendo dall’onirico simbologie dell’anima.
La sua è una pittura enigmatica, che attraverso una molteplicità d’interpretazione riesce a mettere a nudo la verità,, a catturare la nostra fantasia e a disseminarla nel possibile, in percorsi difficili d’ansie, d’angosce, di speranze verso esiti liberatori. La prevalenza di una tavolozza fredda, dove i molti neutri hanno il sopravvento nelle campiture cromatiche e il modellato geometrico che corre sulle costruzioni di pensiero sono testimonianza di una maestria e d’una educazione all’immagine.
La nostra risente oltrechè della passione, dello studio che la risolve a esprimersi nel modo che le è più congeniale, non fosse altro perché proveniente da un impegno di docenza ultra ventennale, nel campo dell’educazione artistica, tempo lungo in cui si è profusa anche ui varie mostre in patria e fuori, dove la sua fede e la sua azione in arte, hanno raccolto diversi attestati di valore.. quel modo di disegnare – oltre i volti – la mano, e di imprimere in essa le ombre e i colori che ne esaltano le vibrazioni attraverso l’armonia delle proporzioni anatomiche, i tagli secchi delle rappresentazioni figurali, quell’intravedere le cose al modo braquiano o picassiano e qualche volta alla Duchamp, tutto ciò fa della quintini una delle più sofferte pittrici, per le inquietudini degli assunti che la caratterizzano per l’ecletticità delle sue mediazioni. Una pittrice difficile, da decifrare (e forse qui è il suo lato più moderno, suggestivo e avvincente) fra spunti filosofico- simbolistici e significati esoterici, dalla poetica che attinge dall’inconscio i molteplici stati d’animo d’una umanità che soffre e spera.
Catalogo
Virginio Bonifazi
Altri prima di me si sono interessati all’arte di Rosella Quintini, tratteggiando le sue opere come nate da una fervida immaginazione poetica, tanto che alcuni si sono espressi in versi per meglio indicare le alte qualità liriche che l’artista riesce a trasporre nelle sue tele.
In effetti Rosella Quintini è pittrice di grande immaginazione: ogni sua opera è “intensamente pensata”sia nella sua essenza significativa, sia nella rigorosa composizione grafico cromatica. Proprio per questa seconda qualità l’artista riesce attraverso le forme(sempre equilibrate e magistralmente alternate) a descrivere i pensieri suoi trasmessi all’opera, la quale si fa leggere a poco a poco sino a rivelarsi al fruitore in tutta la sua interezza significativa.
Prima di considerare il ciclo produttivo odierno, che rappresenta il punto più elevato della creatività della pittrice, è bene accennare a quella precedente che per un decennio ha indicato qualità espressionistiche di notevole valore come si può riscontrare nelle opere:”Ultima solitudine”e “La gloria degli eroi”. E se il ricordo espressionistico è presente ancora in qualche attuale tela (“Il Medium”, “Il pianto di Diogene” o “Il passaggio delle maschere”) ciò non dispiace e non distoglie dal contesto poetico generale delle opere
L’attuale filone pittorico è decisamente più romantico, sia per intuizione che per creazione; l’atmosfera più distensiva e lirica che ne deriva è molto evidente e trova una giusta rispondenza in opere quali”Il dono della speranza”,”Notturno”,”Al chiaro di luna”,”La favola bella “ci sarà domani”…”. La pittura di Rosella Quintini è piacevole e complessa allo stesso tempo, poiché è dolce e garbata nel suo cromatismo accordato sui verdi, gli azzurri, i viola, i rosa, cui fanno riscontro vaghe note scure che si alternano, con rigorosa concezione geometrica, a tagli o piani intersecati che aggiungono spazio e tempo alla composizione.
Catalogo personale- opere degli anni ’60 – 90
Boen
"Ho incontrato il 'Doganiere' l’altra sera, vestiva ancora di fiaba… dolce fiaba d’antico profumo… innocente colore di Luna sopra germi, ormai vivi, di grano… Fuochi o gemme, novelli virgulti… dalla terra coperta d’acciaio, vecchie case ammantate di nubi, o son prati coperti di fiori.
Colori?
Rugiada di fiaba per cadenti, rugosi bambini"

L’altra sera ho incontrato Rousseau nelle tele di Rosella Quintini: la stessa realtà, colta in una fissità incantata da una potente trasfigurazione poetica, lo stesso colorismo, sgargiante, a stacchi netti e violenti, a volte smorzato giocato su gamme di verdi e di azzurri, dove i rossi di fantastici fiori s’intarsiano in una compattezza di forme recinte di nero.
Il brusco violento linguaggio del Sigueiros nell’Eco del pianto incontra il cromatismo vario di Chagall nella tavolozza di Rosella, nella sua mano incantata di donna.
Immagine, sentimento e fantasia si fondono indissolubilmente in un racconto di arcani mondi lontani, fuggiti e richiamati nel tempo e nello spazio in una sintesi che assurge a “stile”.